Speciale GALA 2007: La benedizione del Monsignor Hilary Franco

Siamo qui stasera accomunati da un unico intento, chiamati da un comune destino, quello di perpetuare nel mondo la conoscenza di una lingua, la lingua del “Bel Paese” (per dirla con Ludovico Antonio Muratori) dove “’l si sona” (Inferno 33,80).
E suona davvero questa lingua se, tra l’altro e’ usata per indicare espressioni musicali che rendono vivo uno spartito dovunque nel mondo intero (across the globe) un compositore vuol comunicare il suo pensiero a chi esegue le sue composizioni.

Ricordo ancora quando da giovane entravo nella bellissima cornice del vecchio edificio del Metropolitan Opera di New York e mi si gonfiava il petto di orgoglio nel leggere a caratteri cubitali quei nomi che attraverso la loro musica avevano immortalato la lingua Italiana: Verdi, Puccini, Rossini, Mascagni.

E’ in un monastero, negli archivi gloriosi dell’Abbazia di Montecassino che ritrovo il primo documento di questa lingua, documento che risale alla seconda meta’ del decimo secolo:
“Sao ko kelle terre per kelle fini che ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti” (Placito Capuano, Capua, marzo 960).

E’ non lontano da queste terre che Francesco, il poverello d’Assisi (proprio quest’anno celebriamo gli 800 anni dalla conversione) senti’ la voce del Crocifisso di San Damiano! Quale lingua parlo’ il Signore nel rivolgersi a Francesco? Non era certo Latino, lingua in cui Francesco non era erudito…Ho l’impressione che il Crocifisso uso’ l’Italiano per farsi ben comprendere da Francesco, il quale - poco piu’ tardi – si esprimera’ in questa lingua in quel meraviglioso carme che ci e’ stato insegnato come prima composizione poetica Italiana, il ‘Cantico delle Creature’: “Laudato si’, o mio Signore…”.

Ed e’ ad un’altra Santa – questa volta Senese – a Caterina, che viene affidato l’onore di darci la prima composizione in prosa della letteratura Italiana…(le “Lettere”) prima ancora del Petrarca, del Boccaccio o del Sommo Poeta Dante Aldighieri…

Questa lingua e’ stata affidata a noi perche’ noi la trasmettessimo alle nuove generazioni, ai nostri posteri…
Ma per far questo abbiamo bisogno di profeti entusiasti!!

Profeta e’ colui che guarda ed organizza il presente con un occhio rivolto al futuro…
Profeta e’ colui che – nonostante difficolta’ che alcune volte sembrano insormontabili, nonostante le incomprensioni e gli insuccessi del momento – sa guardare al di la’, in una sfera di cristallo che predice un futuro radioso…
Profeta e’ colui che – convinto della bonta’ dell’impresa – non ha timore di spendere preziose energie di tempo e risorse per giungere alla meta agognata.

Il profeta sa comunque che – da solo – non ce la puo’ fare: ha bisogno dell’onnipotenza di Dio e della potenza di quegli tra gli uomini che sono pronti a condividere gli stessi ideali, gli stessi travagli, gli stessi affanni per eventualmente raggiungere gli stessi successi.

Di simili profeti ha sempre avuto bisogno il mondo per sopravvivere!

Siamo qui stasera per rendere omaggio ad uno di questi profeti!
Quale fondatore di ILICA, Vincenzo Marra ci ha ricordato che dev’essere nostro il sacrosanto impegno di mantenere viva una lingua che pur sommersa fra 151 etnie nella terra d’origine (come ci ha documentato ieri a Siena la Prof.sa Monica Barni), sa di poter spaziare in un mondo come quello d’oltre Atlantico che ha saputo accogliere e coniugare quella “melting pot”, quel crogiuolo di lingue, di costumi e di culture che l’hanno resa esempio alle generazioni future.

Svegliati dal torpore della nostra inazione da questo profeta, sta adesso a noi il convogliare le nostre capacita’ ed i nostri talenti in una tale sinergia da apportare nei nostri ambienti oltre oceano l’entusiasmo per una lingua di cui andiamo giustamente fieri.

Mi sia permesso stasera di ricordare lo sforzo immane di una grande educatrice, mia madre, che per 41 anni ha insegnato Italiano ad intere generazioni che io ho avuto occasione di incontrare a Stamford ( nel Connecticut) ed a New York (USA), a Perth e Sydney in Australia ed a La Plata in Argentina.

Non permettiamo che la nostra bella lingua sia annoverata in futuro tra le lingue morte, ma piuttosto “let us take
tonight a giant leap for the future TOGETHER”, in modo da poter un giorno consegnare alle future generazioni un sogno che diventa realta’.
Un sogno, si…proprio un sogno…
A me piace spesso ripetere: “If one dreams alone, that dream will remain such, namely a dream, but – if we dream together – that dream will become a reality!”.

Ed e’ per questo che vorrei pregare cosi’ stasera:
Signore, dacci la forza di sognare INSIEME! Concedi a Vincenzo Marra la forza di sognare con noi, in modo che il nostro sogno possa darci un mondo cambiato, un mondo trasformato dalla Tua grazia e dal nostro agire!

Tu li ricordi, o Signore, i nostri padri, pigiati nella stiva di vecchie carcasse o nell’infima classe di un piroscafo lentissimo…li ricordi, pazienti, nelle interminabili file di Ellis Island…;
stasera siamo noi, i loro figli, i loro nipoti, a ringraziarTi a nome loro…
Permettimi di parafrasare un dolcissimo canto tanto caro ad ogni Italiano: O Signor che dal tetto natio ci chiamasti con santa promessa, noi siam corsi al miraggio di un mondo nuovo fondato sulla liberta’, sulla giustizia e sulla pace, giubilando per l’aspro sentiero…aspro in realta’ lo e’ stato quel sentiero, ma tu lo hai colmato di successo!

Benedici, Signore, gli Stati Uniti d’America.
Benedici, Signore, la nostra Italia!
Shower your blessings upon America, o Lord!
Shower your blessings upon Italy!

Benedici le nostre famiglie, ed in modo particolare, i nostri giovani: possano essere fieri del loro passato e della loro lingua, in modo da poter continuare a portare alta la fiamma della loro Italianita’ nel mondo Americano del 21mo secolo!

Amen!

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