ILICA saluta con dolore l’amico e maestro Francesco Lisi
Roma, 24 marzo 2009 - Ci ha insegnato che il vero giornalista deve farsi capire anche dal cameriere del bar sotto casa; che il vero giornalista non ha orari, è sempre pronto e non può mai permettersi di spegnere il cervello, di non ragionare, di farsi continue domande. Ci ha insegnato che nella vita bisogna studiare, studiare, studiare, e leggere, qualsiasi cosa. Ci ha insegnato che le vere bestie hanno due zampe e che la morale non è tra le gambe. Che bisogna diffidare da chi non ha vizi e da chi non ti critica mai.
Ci ha insegnato il giornalismo e la vita, a modo suo: fumando una sigaretta dopo l’altra, dettando le sue note politiche, pensando le sue copertine – ironiche, taglienti, geniali - , urlando per un nonnulla e mandando a quel paese chiunque, poco importa il nome o il ruolo che avesse.
Ci ha insegnato che i limiti e i confini esistono per essere superati, le regole per essere trasgredite.
Era preoccupato per i giovani, perché – diceva – ‘sono schiavi di un sistema che li vuole schiacciati e loro non si ribellano’. ‘Oggi – diceva – c’è una dittatura più pericolosa di quelle del passato e nessuno se ne accorge’.
Non voleva essere un maestro, ma lo è stato per tutti noi che lo osservavamo vivere per lavorare, fino all’ultimo giorno.
Ai suoi amici, ai suoi ragazzi, alle sue ‘ciccio’s girl’, di ieri e di oggi rimane questo e tanto altro. Il tutto avvolto in una nuvola di tabacco che nella redazione della sua AgenParl si sfiora ancora. leggi tutto »